Google
 
Web www.rivoluzioneverde.blogspot.com www.piassa.splinder.it

10.10.06

Jungo, l'autostop certificato



La mobilità è uno dei settori che più ci crea problemi, anche se indiscutibilmente è una delle maggiori conquiste dell'occidente in termini di libertà. Il fatto è che siamo andati oltre ogni ragionevole limite, e oggi i problemi non riguardano solo i costi del mantenimento di un auto o le conseguenze ambientali in termini di inquinamento e di consumo di risorse non rinnovabili, ma anche le perdite di tempo conseguenti ad un traffico sempre più congestionato e caotico, anche nelle piccole città.

La situazione di un tempo, spazio abbondante e auto scarse, si è completamente capovolta, ed ad oggi il territorio è completamente congestionato, mentre ad essere sottosfruttata è la capacità di trasporto dei mezzi (in Italia circolano in media 1,2 passeggeri per auto, quindi solo il 25% della capacità del mezzo).

Esiste però un progetto che promette un forte contributo alla risoluzione di questi problemi, naturalmente assieme ad altre soluzioni. Si chiama Jungo ed è tanto semplice da sembrare quasi banale. In estrema sintesi si tratta del vecchio metodo dell'autostop, ma con un sistema organizzato e flessibile, che non disdegna di valorizzare il servizio in termini economici e il ricorso alle tecnologie informatiche. A detta degli inventori ci sono due fattori che frenano l'uso dell'autostop: 1) sicurezza (non so chi è il passeggero/conduttore e quali siano le sue intenzioni) 2) i vantaggi del passaggio giovano solo ad una parte (almeno se rimaniamo sul fronte monetario, perchè un guidatore potrebbe trovare piacevole conoscere nuova gente).

Per ovviare al primo problema è previsto un sistema di certificazione, tramite tessera da esibire ogni volta, che garantisce la persona che chiede o fornisce il passaggio. Il secondo problema viene aggirato tramite un compenso, in parte fisso, e in parte commisurato ai chilometri percorsi, erogato dal passeggero al conducente, e fissato in maniera preordinata dal sistema in modo da evitare discussioni. Gli inventori assicurano che comunque il costo è più basso di altri sistemi di trasporto (ad esclusione, forse, del treno).

Il passaggio può essere richiesto direttamente a bordo strada, mostrando il proprio tesserino, su un sito web o ad un call center. Il punto cruciale di tutto il sistema, come ogni sistema a rete, è la massa critica che è necessario raggiungere perchè il servizio risulti capillare e quindi operante. Ad oggi il progetto è arrivato a 700 iscritti. Ulteriori informazioni nel sito.

Etichette:

5.10.06

L'auto ecologica avanza a grandi passi

Il settore dei trasporti è tra quelli maggiormente responsabili dell'effetto serra, a causa della crescita assoluta dei veicoli e dei chilometri percorsi, che hanno più che compensato il lieve guadagno di efficienza dei motori (in termini tecnici si chiama effetto rebound). Fino a pochissimo tempo fa la maggior parte dei costruttori non si è curata molto di questi aspetti, e assieme al concetto di "sicurezza", è stata la potenza sempre maggiore delle auto a caratterizzare l'offerta commerciale. Un esempio su tutti è la diffusione, anche in città, degli Sport Utility Vagon (SUV), che offrono sicuramente sensazioni diverse e nuove alla guida ma che dal punto di vista ecologico (e anche economico) sono dei veri e propri disastri.

Naturale quindi che negli ultimi anni, a fronte di un costante aumento del prezzo dei carburanti, questo processo abbia subito una brusca frenata. Anzi, qualcuno, come la General Motors, che aveva puntato molto su questo segmento, ha letteralmente sbattuto contro il muro e ora ne sta pagando care le conseguenze, con chiusure di stabilimenti, licenziamenti in massa e la perdita del primato nel settore automobilistico statunitense, che in parte dipendono anche dal fatto di essersi trovata spiazzata. Altri colossi, come Ford, non se la passano molto meglio. A vantaggio di Toyota, che invece investe ormai da un decennio, assieme ad Honda, in tecnologie pulite ed efficienti, come i motori ibridi, ovvero l'abbinamento di un motore elettrico ad un motore a scoppio, che riduce i consumi fino anche al 30%.

Ma in pentola stanno bollendo molte cose: fatta la tara all'auto all'idrogeno, che richiederà ancora qualche anno di sviluppo e soprattutto la risoluzione dell'annosa questione di come produrre l'idrogeno (che non è una fonto di energia ma un vettore), si stanno affacciando sul mercato diverse alternative. Si va dall'uso di metano alla produzione di biocombustibili a diverso livello di purezza (biodiesl in varie miscelazioni, bioetanolo), alla combinazione di diverse tecnologie, ad esempio il biodiesel con i motori ibridi. In questo articolo de Il Sole 24 Ore un'ampia panoramica.

A breve quindi le opzioni a disposizione di chi, oltre che ad aspetti estetici e funzionali, in una macchina cerca efficienza ed ecologicità, cresceranno di molto. Un'ombra in tutto questo? Le opzioni sono ancora molte e non tutte compatibili tra loro (ad esempio un'auto a bioetanolo non può andare a biodiesel), non sembra essere emerso ancora uno standard e questo potrebbe frammentare il mercato, rallentare la diffusione delle soluzioni e tenerne alti i costi. Resta anche il problema che non possiamo destinare gran parte delle colture vegetali per produrre carburanti (per ovvie ragioni di sopravvivenza ed equità), ma ridurre gli spostamenti o usare mezzi alternativi e sempre più effiicienti.

Etichette: , , , , ,